Il 22 maggio si è svolta presso l'aula magna del Politecnico di Milano (Bovisa) la presentazione del Renewable Energy Report 2023 dell’osservatorio Energy&Strategy. Questo evento molto atteso rappresenta da sempre un punto di riferimento per comprendere lo stato attuale delle energie rinnovabili in Italia. Inoltre, è stata la prima volta, dopo quattro anni, che la presentazione è avvenuta in presenza, e l'aula era gremita. È stato davvero un momento emozionante.

Purtroppo, i messaggi chiave del Report e i commenti degli operatori del settore durante le tavole rotonde non sono stati altrettanto entusiasmanti. Il titolo del Report, "Ultima chiamata per le Rinnovabili nel nostro Paese", dice già molto. È emerso chiaramente che il nostro tasso di crescita della potenza installata tramite impianti rinnovabili nel 2022, sebbene sia aumentato rispetto agli anni precedenti, è ancora ampiamente inferiore alle tendenze necessarie per raggiungere gli obiettivi entro il 2030. Inoltre, il divario rispetto ad altri paesi europei si sta progressivamente ampliando.

Le soluzioni per invertire questa tendenza sono molteplici, tuttavia si registra ancora un basso livello di consapevolezza nella popolazione e, di conseguenza, nella politica. La lentezza nell'attività legislativa (manca ancora l'emanazione di decreti attuativi per alcune norme chiave, nonostante siano state approvate da oltre un anno) e i problemi con i sistemi autorizzativi sono le principali cause di questa situazione. È particolarmente sconfortante il grafico che illustra lo stato di avanzamento delle richieste di autorizzazione per grandi impianti fotovoltaici ed eolici. Infatti, dei numerosi progetti presentati nel 2022, nessuno è stato ancora approvato, e solo una piccola percentuale delle richieste presentate nel 2021 è stata processata.

 

Renewable 2023

1 Figura 2 e 3 a pagina 54 e 55

 

Tuttavia, durante le tavole rotonde sono emersi anche elementi positivi. Le grandi società del settore hanno piani di costruzione molto ambiziosi e un atteggiamento abbastanza ottimista. Gli investitori e la fiducia non mancano.

Luca Bonzagni, Amministratore Delegato di Energy Intelligence, ha condiviso un messaggio interessante riguardo al parco di impianti fotovoltaici installati. A causa della dinamica di crescita delle installazioni nel nostro Paese, concentrate negli anni 2010, 2011 e 2012, ci troviamo con il parco più datato d'Europa. Questo rappresenta un rischio nel caso in cui non venga rinnovato, siccome sarebbe possibile un phase-out tra 6-7 anni. Allo stesso tempo, però, questa situazione rappresenta anche una grande opportunità, poiché grazie all'evoluzione tecnologica e alla diminuzione dei prezzi, il parco installato può essere oggetto di interventi di miglioramento e potenziamento (revamping e repowering). Questa nuova potenza, che può essere ottenuta con pochi problemi autorizzativi e senza consumare suolo, può colmare il divario nel trend di crescita a breve termine, permettendoci di raggiungere gli obiettivi futuri non appena verranno superati i vincoli attuali.

La presentazione del RER23 ha certamente evidenziato una situazione complessa. Nonostante l'aumento della potenza installata da fonti rinnovabili, il tasso di crescita in Italia è ancora insufficiente e ci allontana dagli standard europei. Questo ritardo rappresenta una nota ulteriormente negativa, poiché il raggiungimento degli obiettivi al 2030 avrebbe per il nostro paese ricadute economichesociali e ambientali molto rilevanti. Secondo gli scenari considerati, infatti, l'installazione di 63-82 GW di impianti entro il 2030 richiederebbe un investimento tra 48 e 63 miliardi di euro, generando tra 300.000 e 410.000 unità di lavoro. Inoltre, si verificherebbe una significativa riduzione annuale delle emissioni di CO2 tra 39 e 52 MtCO2 a partire dal 2030, superando gli obiettivi attuali.

 

Renewable 2023

2 Figura 1 a pagina 58

Queste evidenze sottolineano l'importanza delle energie rinnovabili per la crescita del sistema paese, giocando un ruolo centrale nella transizione ecologica non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. Questa transizione richiederà certamente anche un cambiamento culturale e lo sviluppo di specifiche competenze lungo l'intera filiera, nonché all'interno della pubblica amministrazione, al fine di sostenere il volume di progetti derivanti dagli scenari presentati.

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